Liberazione per Lewis…

Col primo successo in tasca, Hamilton può finalmente sentirsi 'libero' - Fotografia MIRCO LAZZARI

Lewis Hamilton ha vinto. Non è un dato da poco, perché ora che l’inglesino s’è sbloccato statene pur certi che bisognerà fare i conti con lui. Poco importa che questo primo successo sia arrivato grazie ad un regalo piovuto dal cielo, o meglio da un eccesso d’agonismo e di rivalità interna tra i piloti della Red Bull Racing, che scontrandosi tra di loro hanno offerto alla McLaren una doppietta servita su un piatto d’argento, come ha amaramente sottolineato Christian Horner, sbigottito dal fatto che lo scontro tra i suoi piloti abbia causato un differenziale di 44 punti a favore della squadra di Woking.
Quel che conta è che la perla nera della scuderia di Woking è tornata a vincere e non c’è miglior balsamo per il morale di un pilota, soprattutto quando coincide con evidenti progressi della McLaren in termini di competitività.
Button aveva già vinto due GP, lui ancora nessuno. Per questo, anche per questo, ha resistito così duramente a Button che non a caso lo aveva così spavaldamente attaccato e persino superato. Perché un tre vittorie a zero, ad un terzo di campionato, avrebbe di fatto messo Jenson in una situazione prioritaria in seno alla squadra. 2 a 1 ed appena 4 punti di distacco, quando una sola vittoria ne vale 25 equivale invece quasi ad una situazione d’equilibrio.
Button è uno che ci sa fare col volante ed anche di conto. Prende i rischi se è il caso, sa risparmiarsi se è proficuo e comunque non lascia mai giù nulla… Sa bene quanto la psicologia sia importante a gioco lungo ed ha già capito come Hamilton sia probabilmente d’un soffio più veloce di lui in assoluto, ma anche più nervoso e fragile, più propenso all’errore od anche a maltrattare macchina, motore e gomme. Ieri ha sentito la stoccata a portata di mano e ci ha giustamente e cinicamente provato.
Ma se Button non è mai stato un ‘paracarro’ come qualcuno sosteneva, Hamilton non ha nulla del tassista in guanti bianchi. Farlo fesso quando ha tra le mani una macchina competitiva e davanti agli occhi la carota della vittoria è quasi impossibile. Era veramente importante per lui imporsi e non s’è risparmiato il minimo rischio per conquistarla. Ora che c’è riuscito non s’accontenterà di una sola. In Canada, su una pista che adora, arriverà più carico che mai e su una pista, di tipo on-off, che coi suoi lunghi rettifili potrebbe anche sposarsi meglio alle doti della McLaren e del suo F-duct, che alla Red Bull Racing, che è a suo agio dappertutto ma soprattutto (come si è visto anche in Turchia nella curva otto) nei grandi curvoni veloci, d’appoggio, dove si fanno sentire le sue doti aerodinamiche.
Forse la McLaren potrebbe trovarsi bene in Canada soprattutto in gara, perché Montréal è sempre stato un circuito macinatore di freni e lo sarà ancor di più quest’anno, con le macchine molto più pesanti all’inizio, per via del carico di carburante. L’impianto freni della RB6 ha già mostrato un paio di volte, quest’anno, di poter essere sensibile a certi maltrattamenti, anche se non si deve sottovalutare neppure la violenta uscita di pista di Hamilton negli ultimissimi giri del GP di Spagna.

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Informazioni su Paolo Bombara

Il mio primo GP? Nel 1982. Negli ultimi 19 anni, ho assistito ad oltre 350 GP come inviato speciale per diverse testate. Una vita in F1 !
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