Via Monaco? Ma va là…

Monaco e F1: un rapport teso da sempre, ma inscindibile - Fotografia Mirco LAZZARI

A Bernie Ecclestone piace spararle. Da sempre. Quando vuole far passare certi messaggi, tira a volte certe cannonate ad alzo zero, che non stanno né in cielo né in terra per creare sensazione e reazioni, agitando i destinatari e tentando di convincere con tono serissimo gli interlocutori di turno. Il bello è che, spesso, molto spesso, funziona…

L’ultima bomba a mano del caso, è stata lanciata dal nostro agente segreto Mister E, comandante del “Commando speciale d’assalto delle vittime di turno”, in direzione dell’inviolabile Rocca del Principato di Monaco. Un Paradiso fiscale che si staglia con luce propria nelle acque blu della Costa Azzurra e che si contraddistingue completamente anche nel panorama della F1. Dopo aver già fatto parte della prima edizione del mondiale di F1, nel 1950, la gara monegasca si disputa ininterrottamente dal 1955 ed è, oggi, semplicemente la punta di diamante della stagione, per molteplici motivi. Magari non agonistici, ma sicuramente per la cornice unica e pregevole, per la mondanità, il glamour, la jet-set, i VIP, gli yacht, il lusso sfrenato, le belle donne, lo sfarzo ed anche la storia sportiva che circonda questo appuntamento semplicemente indissociabile dal calendario. Lo sa benissimo anche Bernie Ecclestone, che però non ha esitato a proferire nei giorni scorsi la minaccia suprema. Perché Monaco è unica anche perché è la sola tappa del mondiale di F1 che  non versa un centesimo di diritti alla F1, rispetto alle decine di milioni di euro versati dai cosiddetti nuovi paesi. Partendo da questa constatazione, Ecclestone ha osato dire che “la F1 potrebbe anche fare a meno in futuro di Monaco…”. Impossibile, finché le case automobilistiche saranno presenti e finché gli sponsor detteranno di fatto legge nei confronti delle squadre che sponsorizzano, ma anche di chi vende la cartellonistica presso (gli altri) circuiti -cioé la Allsport e quindi, in ultima analisi, Ecclestone- e finché la maggiorparte dei proventi generati dalla F1 deriverà dai diritti versati dalle tv, che mai e poi mai vorrebbero rinunciare al GP più redditizio, in termini di spot pubblicitari, dell’anno.

Quella del big boss della F1 è, quindi, più una boutade che altro, magari indirizzata maggiormente ad altri circuiti europei più a rischio (ad esempio proprio la Germania dove -guarda caso- si corre questa settimana) che a quello che il Principe Alberto ospita nella sua Montecarlo. Certo, stanno bussando insistentemente alle porte della F1 nomi ultra importanti come Russia ed India ed improvvisamente si parla addirittura di due possibili tappe negli USA (Austin pare sicura, mentre New York per ora è solo un sogno amencano) ma esiste un substrato di nuovi potenziali candidati, come ad esempio il pressante Qatar dove, ve lo metto per scritto, si andrà sicuramente a correre entro due stagioni al più. Magari, a gioco lungo, a scapito del Bahrain…

Va bene tutto, ed è anche ovvio che il calendario non è estensibile all’infinito e che andare oltre le 20 gare stagionali pare difficile… ma Monaco non si tocca, anche se non versa diritti alla FOM ed alla F1.

Monaco ed i suoi guard-rail che vengono sfiorati dalle monoposto. Un fascino inimitabile e la possibilità per il pubbblico di restare a contatto coi loro idoli. troppo? - Fotografia Mirco LAZZARI

O meglio, non si tocca finché tutto va per il verso liscio. Perché esiste un’altra minaccia per la gara cittadina. E Bernie Ecclestone lo sa benissimo. Se, infatti, allo stato attuale delle cose, il GP di Monaco è quello cui nessuna casa o sponsor vuole rinunciare, è anche vero che si tratta della gara su cui, più che ogni altra, pende un’enorme spada di Damocle sul capo: per l’esattezza quella di un sempre possibile brutto incidente che potrebbe coinvolgere il pubblico, ovviamente molto vicino al circuito. Per quanto questo sia circondato e protetto da reti sempre più alte e sofisticate, esiste sempre latente il rischio che una monoposto o qualche detrito di una di esse, si stacchi e finisca laddove non dovrebbe, riproponendo l’orrore già vissuto a Le Mans nel 1955. Basterebbe forse un ferito per far vacillare il sistema, perché in quel caso da terra dove tutti vogliono esserci, Monaco potrebbe diventare terra bruciata in un batter d’occhio, scatenando il volta-spalle da parte della terribile opinione pubblica. Incrocio le dita, affinché tutto continui a filar liscio. Nel frattempo, Monaco per ora non si tocca.

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Informazioni su Paolo Bombara

Il mio primo GP? Nel 1982. Negli ultimi 19 anni, ho assistito ad oltre 350 GP come inviato speciale per diverse testate. Una vita in F1 !
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