Numeri uno e numeri due

Prima curva Massa in testa - Fotografia RVPress

Sul podio, Alonso primo - Fotografia RVPress

Ancora una volta, un simpatico scambio di commenti coll’appassionato lettore Luca “Jochen” mi porta a pubblicare un post al riguardo. Replico, quindi, qui la mia risposta che ho già pubblicato al suo commento ad un mio post, visto che l’argomento (situazione interna in casa Ferrari e valore di Alonso) è a mio parere d’interesse generale.

“Anch’io sono molto sorpreso quando sento criticare Fernando Alonso. Lo spagnolo non ha un carattere facile facile. Come dev’essere. Non mi ricordo nessun campione con un carattere facile facile. Gli assi sono tutti estremamente convinti dei propri mezzi, estremamente dominanti, estremamente egoisti, estremamente determinati e potenzialmente spietati, estremamente diffidenti nei confronti di tutti. Per questo in casa McLaren tra Alonso ed Hamilton non ha funzionato, come non aveva funzionato tra Senna e Prost, o tra Raikkonen e Montoya. Oggi, sta funzionando tra Hamilton e Button, grazie all’intelligenza ed alla capacità d’adattamento di Button, ma è l’eccezione (per ora) che conferma la regola.
A volte le metafore aiutano a capire: provate a mettere due galli in un pollaio e vedrete cosa succede! Allo stesso modo, accetto fin d’ora scommesse sul fatto che l’attuale amicizia tra Fernando Alonso e Robert Kubica potrà resistere solo e finché i due non correranno nella stessa squadra. Poi, ho seri dubbi che non s’incrinerebbe in funzione della rivalità agonistica, perché sono due caratteri troppo simili, quasi identici.
Alonso è un campione di pura razza. Non ho dubbi in merito. Essere campioni comporta però anche di non essere sempre simpatici a tutti, né apprezzati da chiunque ed in ogni momento. Prost ha subito molte critiche, Senna pure, Schumacher anche, eppure credo che nessuno possa contestare la professionalità e l’eccezionalità di tali campioni.
Un pilota vive anche per il suo orgoglio e questo non vuole mai essere ferito. Per questo chi si sente numero uno (o semplicemente non numero due) fatica ad accettare certe sottomissioni, pur logiche.
Sono certo che in Ferrari avevano discusso a priori certe situazioni e che quel “it’s ridiculous!” di Alonso, domenica scorsa, rifletteva la sua costernazione al cospetto del non allineamento autonomo di Massa alle strategie di squadra. L’orgoglio ed il non sentirsi affatto numero due, hanno probabilmente spinto Felipe a far corsa davanti per poi cedere la posizione in modo plateale. Sapeva di doverlo fare, ma ha ritardato il più possibile la scadenza, evidenziandone il più possibile la sua realizzazione. Anche Barrichello, del resto, fece in modo, a suo tempo, che si capisse perfettamente cos’accadeva con Schumacher e quando il tedesco gli restituì, più tardi, il favore ad Indianapolis lo fece tagliando il traguardo affiancato al suo ‘numero 2’ in un arrivo in parata che voleva essere per Schumy il modo di ribadire un concetto e spartirsi pure in un certo senso la vittoria a metà. Ricordo Ayrton Senna quasi umiliare l’amico (!) e compagno di squadra Gerhard Berger cedendogli la vittoria nel GP del Giappone 1991 -come suggerito da Ron Dennis- quasi parcheggiando platealmente a pochi metri dal traguardo per aspettare che l’austriaco lo superasse. Berger non aveva, poi, il sorriso dei grandi giorni, perché la sua vittoria era stata ampiamente svalutata dal gesto di Senna.
Il solo che mi stupì (ma fu possibile perché era un gran pilota e non un campione assoluto) fu David Coulthard che prima di cedere ad Hakkinen una vittoria al GP d’Australia 1998 discusse via radio, sempre con Ron Dennis, solo di una compensazione economica. Buon sangue scozzese non mente.
Massa ha fatto quello che doveva fare, da professinista com’è e come ha sottolineato, ma ha proprio voluto far sapere al mondo quel che stava facendo, perché non si sente numero due ma lo è diventato per ragioni di classifica.
Ad inzio anno, al GP d’Australia, Alonso era finito in testacoda al primo giro. Aveva, poi, rimontato fino al quarto posto, proprio dietro Massa che seppe resistere ai suoi attacchi. Allora, Alonso, pronunciò una frase rivelatrice: “Non si può chiedere nulla al proprio compagno di squadra ad inizio Campionato”. Una frase che, ancor più rivalutandola oggi, fa capire come in Ferrari non esistano a priori, nel 2010, numeri uno e numeri due, all’inzio delle ostilità, ma che coll’evolvere del Campionato è il punteggio a determinare i ruoli. Anche se resto convinto che, a punteggio invertito, non sarebbe stato semplice per la Ferrari chiedere ad Alonso di farsi da parte.
Massa è un ragazzo d’oro ed un gran pilota, che nel corso degli anni s’è migliorato tantissimo, aggiungendo professionalità e controllo della situazione alla velocità naturale. Ma è, ribadisco, un ragazzo d’oro ed a volte questo non aiuta per farsi largo nella cerchia dei campioni”.

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Informazioni su Paolo Bombara

Il mio primo GP? Nel 1982. Negli ultimi 19 anni, ho assistito ad oltre 350 GP come inviato speciale per diverse testate. Una vita in F1 !
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