Ritorno al passato: duro, duro, duro…

Gli anni passano, ma evidentemente la vera saggezza non arriva mai. Ad un certo punto, bisognerebbe capire che non si ha più l’età e non si dovrebbe cascare ingenuamente in certi tranelli tesi da un figlio ‘sornione’ che lavora nell’ambiente che fu la mia passione giovanile in veste di praticante e che oggi frequento ancora, ma solo come osservatore: quello del karting. “Dai pa’ -mi aveva lanciato, come un amo ad una trota pronta a mordere- alla pista abbiamo un nuovo kart pesantino ma che spinge, e che dovrebbe andar bene anche per un vecchiaccio come te: è un quattro tempi SwissAuto il cui motore non va affatto male, spinge ovunque e sviluppa 32 cv ma è morbido da usare, facile… Lo devi provare”. L’aguzzino sa benissimo su quali tasti dell’orgoglio e della curiosità spingere ed è riuscito a farmi cadere in trappola. Montate quattro ottime gomme LeCont LH01, ieri ho indossato una tuta Sparco praticamente mai indossata, rispolverato un vecchio casco Arai che mi era stato regalato dall’amico Vincenzo Sospiri (perché il mio, d’epoca, è in restauro e verniciatura da oltre un anno presso gli amici della Kaos Design. A proposito, Lucky e Sky: se mi leggete, ricordatevi di me!) un paio di confortevolissime scarpette Puma sottratte al rampollo (niente paura, ho finito con l’elenco di sponsor-fornitori…) un collare -perché in Francia, dove si è svolta la ‘prova’ è obbligatorio- e mi sono presentato tutto sommato convinto di poter ritrovare  in capo a qualche giro certi automatismi sopiti da oltre venticinque anni e poter valutare dall’abitacolo un kart moderno, con un pizzico di curisosità per questi quattro tempi che sulla carta avevano generato in me scetticismo al loro apparire e che invece ho scoperto che hanno un loro perché, soprattutto per le categorie di piloti fuori età o comunque senza alcuna ambizione realmente agonistica od anche semplicemente voglia di lavorar troppo di meccanica…
Ed invece: mamma mia che risveglio. mamma mia che fatica fisica, quanti errori al volante, che impedimento, che vergogna! Certo, neanche da giovane kartista ero mai stato un fenomeno, anzi… ma, insomma, riuscivo almeno a girare un volante ed a restare più o meno in un ritmo semi-decoroso. Oggi, invece avrei voglia di stendere un velo pietoso e potermi allenare lontano dagli sguardi altrui. Mi scuso con l’incolpevole ‘Vince’ Sospiri il cui casco è stato così pesantemente sputt… ato. Spero per lui che nessuno abbia fatto 2+2 e confuso le identità di chi era al volante.
A sorprendermi non è stato tanto il distacco cronometrico rispetto ai tempi di riferimento (è inutile: non ve lo svelerò). Mi sconvolgono maggiormente i quasi 3” che mi sono beccato da me stesso, nell’ultimo giro, rispetto al mio passaggio ‘meno peggio’ perché corrispondevano semplicemente all’amplificarsi degli errori a causa del totale cedimento fisico… e dopo neanche troppe tornate. Il motore m’è sinceramente piaciuto perché pur non avendo nulla di un vecchio sano 2 tempi 100 cc che girava ad elevato regime di rotazione, ma -va detto- grippava facilmente, è comunque pieno ovunque ed accelera anche troppo per me. Il telaio invece… proprio non ce l’ho fatta a prenderlo in mano e non ho idea di come vada: passavo da un sovrasterzo penalizzante ad un fastidioso sottosterzo senza neppure capire il perché. L’impressione, sgradevolissima, era che fosse il kart a portarmi a spasso e non io a dirigerlo.

Gli anni passano ma si fa finta di non vederli, poi una giornata di kart basta ed abbonda per evidenziare la realtà anche al proprio subcosciente. Oggi, potevo anche starmene zitto e cheto e non dirvi nulla, ma ho scelto di confessarmi. Adesso, devo scegliere se restare lontano da queste macchine di piacere e di tortura per altri 25 anni, oppure se tornare ad allenarmi un po’ ogni tanto.
Essere o non essere, questo è il dilemma. Ma essere cosa?

PS Un caloroso ringraziamento anche a mia figlia Hélène, che ha scattato queste immagini. Suo fratello Stéphane, l’ “organizzatore”, è riuscito ad incastrare papà, lei ha procurato le prove. Se non altro il fatello maggiore ne è rimasto fuori…

Grazie anche agli amici di Kartland, vicino a Parigi, ed al suo titolare Eric Chappard per aver messo a disposizione kart e pista. Per fortuna (loro) il cronometro indica che non devo aver sciupato troppo né uno né l’altra.

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Informazioni su Paolo Bombara

Il mio primo GP? Nel 1982. Negli ultimi 19 anni, ho assistito ad oltre 350 GP come inviato speciale per diverse testate. Una vita in F1 !
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2 risposte a Ritorno al passato: duro, duro, duro…

  1. Luca ha detto:

    Che bello e complimenti la passione è dura a morire….tutto quanto mi riporta anche a quando correvo io in kart nella 100 nazionale poi Ica, negli anni 90 per quasi dieci anni ho girato l’Italia con mio padre un meccanico e un Ducato scassato ma non baratterei mai quei momenti con quelli grigi di oggi…dove non posso permettermi di tornare al volante se non quello delle auto della concessionaria per cui lavoro.
    Ai tempi usavo i telai Mike Wilson gli stessi dell’ astro nascente Fernando Alonso che ho avuto l’onore di vedere da vicino correre in Italia.
    Interessante, ho visto che usa un casco di Vincenzo Sospiri…..è un fan o meglio un amico? Io ai tempi avevo un casco con i colori degli Hill, mi piaceva da morire il colore.
    E ci torni a girare se può perché è una bellissima emozione… e a me sinceramente manca moltissimo.
    Saluti
    Luca Ferrari

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