Anche il Cypher Group getta la spugna: fine del sogno americano

La squadra americana resterà un sogno... - Fotografia Mirco LAZZARI

Non ci sarà neanche l’anno venturo una squadra americana. Il Cypher Group che si era candidato ad essere la tredicesima (sulla carta…) squadra del mondiale di F1 ha, oggi, annunciato d’aver rinunciato all’idea.

Con un mesto comunicato, la scuderia candidata ha annunciato d’aver deciso d’ammainare bandiera bianca non essendo riuscita a riunire un budget sufficiente, nonostante stesse da un po’ di tempo ‘spendendo’ il nome della Ferrari come gruppo industriale partner e candidato a fornire mezzi e motori.

Invece non se ne farà nulla. Il Cypher Group sostiene d’aver trovato diversi sponsor e finanziatori, ma non in numero sufficiente per affrontare sulle giuste basi l’avventura F1. Due fallimenti in due anni… gli USA non si mostrano molto reattivi per la F1 e questo è, indubbiamente, il segnale più preoccupante alla vigilia del ritorno della massima categoria negli States, con GP in divenire ad Austin.

Su un alto fronte, quest’ennesimo ritiro (dopo quello della Art ed il passo indietro, almeno verbale, della Epsilon Euskadi) significa a mio parere la fine del concetto di tredicesima squadra. Certo, resta il progetto Durango con Villeneuve, ma -scusate la diffidenza- proprio non ci credo.

Bernie Ecclestone, poi, ha già fatto capire qual’è la sua intenzione: invece d’incrementare il parco partenti, lui preferirebbe sfoltire i ranghi e non sarei affatto stupito che, alla fine, anche tutte le  squadre ‘storiche’ non desiderino altro: cioé tornare ad una F1 a dieci concorrenti, purché essi diano garanzie per una permanenza a lungo termine. Dal 2012, la F1 ripartirà sulla base di un nuovo Patto della Concordia, forse l’ultimo del suo genere. A mio avviso chi s’impegnerà ad esserci da quella data, resterà a lungo, perennizzando -anche tramite una nuova distribuzione dei proventi- la durata delle squadre, magari anche al di là dell’interesse dei costruttori d’automobili che possono essere alle spalle di qualche struttura. La Renault ha mostrato, quest’anno, l’esempio di come una casa può disimpegnarsi dalla F1 senza fuggire a gambe levate e senza, soprattutto, lasciar affondare la scuderia cui è legata. In un certo senso anche la BMW ha dato una mano alla Sauber, così come la Honda aveva fatto un anno fa con quella che diventò la Brawn, oggi Mercedes. Proprio quell’esempio mostra anche come una scuderia possa, facendosi momentaneamente carico delle responsabilità -tramite gli aiuti finanziari del caso- diventare ‘traghettarice’ verso nuovi gruppi industiali.

La strada è questa, ovvero quella di un’eventuale uscità pilotata, accompagnata ed accorta per i marchi automobilistici. Allora anche il via-vai delle grandi case non spaventerà più. Tanto più che, a mio parere, le nuove regole tecniche per i motori (con piccoli propulsori turbocompressi ed ibridi, grazie a sistemi di recupero d’energia) potranno essere, promozionalmente, molto interessanti per tanti grandi marchi automobilistici, per promuovere la tecnologia di punta utilizzata veramente sulle vetture di tutti i giorni utilizzate dai signori Rossi, Mister Smith, Monsieur Dupont ed Herr Maier… a cominciare da quelle di piccola cilindrata. In questo contesto, secondo me, le case resteranno, quindi, a lungo almeno come motoristi.

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Informazioni su Paolo Bombara

Il mio primo GP? Nel 1982. Negli ultimi 19 anni, ho assistito ad oltre 350 GP come inviato speciale per diverse testate. Una vita in F1 !
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5 risposte a Anche il Cypher Group getta la spugna: fine del sogno americano

  1. robi ha detto:

    Nel film Ascensore per l’Inferno (non conosco il titolo originale) il Sig. Cypher commissiona l’indagine in cui il protagonista scopre di essere un killer. Alla fine Al Pacino (mi pare) svela il suo nome per intero: Lou Cypher ovvero Lucifero. La prima volta che ho letto il nome della squadra ho pensato: con queste premesse…

  2. Enzo Siani ha detto:

    Tutto dipende dalle motorizzazioni e dal carburante. Se dal 2013 si gareggiasse con motori 1.6 turbo 4-6 cilindri ad iniezione diretta con carburante ecologico (metanolo…?), in tanti resteranno nel circus e altri (vedi il gruppo Audi-VW) entreranno come motoristi…
    Si potrebbe tornare a 20-25 anni fa, con tanti garagisti che con quattro soldi e un motore competitivo riuscivano a coprire un’intera stagione in formula 1. Prendi Ligier, la stessa Williams….
    Certo che a leggere questi dati mi sembra di scrivere le caratteristiche della mia auto… 🙂

    • Paolo Bombara ha detto:

      Proprio questa ‘similitudine’ nella base concettuale tra motori di serie d’uso quotidiano e F1 potrebbe essere uno stimolo ed attrattiva in più per le case (questo è certo) ma anche per gli appassionati. In fondo è stato proprio il fatto di potersi ‘identificare’ che ha fatto la fortuna della NASCAR e del DTM. La condizione sine qua non è che, dietro, si conservi il fascino della tecnologia esasperata e delle prestazioni inarrivabili per l’uomo della strada. Pensare che il motore della Fiat 500 SuperMegaAbarth di domani possa servire da base al 4 cilindri che la Ferrari utilizzerà in F1, e che svilupperà però una cavalleria impensabile (700 cv) sulle strade di tutti i giorni, potrà magari scandalizzare qualche purista, ma anche esaltare molti clienti (della FIAT e della F1). Sarà una questione di buona gestione della comunicazione…
      F1, comunicazione, marketing e pubblicità sono il regno dell’ipocrisia. Non scordiamolo mai.

  3. Enzo Siani ha detto:

    sono pienamente daccordo…
    L’unico piccolo particolare è che, si sta pensando a tutto, fuorchè a creare un pò piu di spettacolo in pista (per favore…le ali mobili sono una boiata da playstation).
    Le vetture producono ancora un carico aerodinamico impressionante, dall’anno prossimo si ridurrà un pò il tutto con l’abolizione dei diffusori, ma il problema vero, è e resterà la frenata! Non si potrà mai avere uno spettacolo degno di questo nome (e non chiedo che le vetture debbano sorpassarsi ad ogni curva, ma che ci sia almeno la possibilità di iniziarne uno!) se gli spazi di frenata continueranno ad essere così ridotti.

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