Tensioni interne in F1 – Ô tempora, ô mores

Fernando Alonso - Fotografia RVPress

Preciso che non faccio parte del folto gruppo secondo cui “…una volta sì che la Formula 1 era bella”. Mi riferisco ad un’associazione non costituita secondo cui una volta in F1 ci sarebbero stati sorpassi a profusione, spettacolo avvincente a gogò, manovre azzardate a destra e manca perché ogni pilota correva sempre a spron battuto. Secondo gli stessi critici e sognatori di scarsa memoria (la mia indica che le gare di un tempo offrivano, né più né meno, la stessa quantità di azioni palpitanti e di noia di quelle attuali) i piloti di oggi sarebbero solo tassisti che utilizzano un tassametro spropositatamente esoso.

Come ho precisato, non condivido. Credo semplicemente che ci siano variazioni nel mestiere dovute all’evoluzione della società e dei tempi. Quello che è cambiato veramente è (per fortuna) il livello di sicurezza ed i rischi, mai annullati, sono oggi molto ridotti per i piloti, ma state pur ceti che gli assi di oggi sarebbero stati altrettanto coraggiosi ieri e non avrebbero alzato il piede più dei loro colleghi d’un tempo. Ognuno vive nella propria epoca, tutto qui.

Spesso si dice anche che un tempo c’era più rispetto, più educazione, più riconoscenza… E’ vero, ma anche in questo caso mi rifaccio al mutare del costume. Un tempo -faccio un discorso generico, con tutte le eccezioni del caso, in un senso come nell’altro- i figli erano molto più rispettosi dei loro genitori, gli studenti molto più timorosi dei professiori, i cittadini molto più cordiali con gli altri cittadini. Gli sportivi molto più sesnibili allo spirito di squadra. Un tempo un calciatore sentiva molto di più l’attaccamento alla maglia, oggi è palpabile l’attaccamento al proprio conto in banca.

Detto ciò, forse, un tempo certe cose venivano anche semplicemente meno a galla, perché c’era meno esposizione ai mass media, per educazione, riserbo o semplicemente mancanza di mezzi, anche tecnologici. Non esisteva neppure internet, con tutti i vantaggi e svantaggi del caso. L’informazione circolava meno velocemente, ma probabilmente più controllata, nel bene e nel male. Intendo dire che esisteva un maggiore autocontrollo deontologico da parte dei media, ma -soprattutto in altri settori- anche una censura (in particolare di Stato) molto più presente.

Tutto ciò sembra spingerci lontano dalla F1, ma fino ad un certo punto. L’andamento delle cose in questi ultimi anni mi sta, infatti, sorprendendo. Constato un’evoluzione (?… forse o forse proprio no) dei rapporti squadre/piloti e piloti/piloti. Tensioni tra le parti ce ne sono sempre state, ma accidenti: nzgli ultimi anni ne abbiamo collezionate di cotte e di crude.

Juan Pablo Montoya, gran piede ma che caratterino...

La Williams -da sempre abituata alle tensioni interne, vedi Reutemann-Jones, Jones-Rosberg, eccetera- ha visto esplodere il suo rapporto con Juan Pablo Montoya ai tempi in cui il colombiano faceva equipaggio con Ralf Schumacher e sospettava che la squadra avesse in qualche occasione favorito il tedesco per far piacere al motorista BMW.

La McLaren, poi, ha prima visto esplodere il suo rapporto con Juan Pablo Montoya (ancora lui…) non contento delle regole interne a Woking e poi ha perso anche Kimi Raikkonen, stufo di certe situazioni e desideroso di vedere quant’era bella e spensierata la vita a Maranello.

Non parliamo, poi, dell’accoppiata Alonso-Hamilton che ha provocato subito fuoco e fiamme ed anche qualche disgustosa scena di non riconoscenza da parte del giovane Lewis nei confronti di Ron Dennis, cui -sostanzialmente- deve tutto quel che è diventato.

Questo per il recente passato.

Parlando solo di quest’anno, constato come una stagione molto competitiva, che ha già offerto ben cinque vincitori diversi, i rapporti interpersonali ne stiano soffrendo molto.

Tutte le Cassandre avevano pronosticato scintille tra Hamilton e Button ed invece finora i due hanno tenuto botta e sembrano, anzi, far combutta insieme… contro la squadra. Tanto che in questi giorni è stato il vecchio boss, Ron Dennis, ad uscire dal suo eremo per rimettere i puntini sulle ”i” sottolineando come le critiche dei suoi piloti nei confronti della squadra e della vettura non siano così giustificate. “La McLaren MP4/25 non è il massimo in qualifica, per ora -ha detto Dennis- ma va molto bene in gara. I nostri due piloti hanno già vinto quattro gare, due a testa, ed occupano i primi due posti della classifica mondiale Piloti, mentre la squadra è al comando di quella Costruttori…”. Insomma a Dennis certe critiche pubbliche gliele fanno girare a mille. Situazione decisamente anomala, anche per la McLaren, questa volta siamo di fronte ad un confronto tra i due piloti e la squadra, o meglio il big boss della squadra, che -tanto per aggiungere tensione alla tensione- intervenendo in questo modo ha, di fatto, tagliato fuori (quasi esautorandolo di fatto) Martin Whitmarsh, cui ha a suo tempo delegato ogni potere. Anche questo non è il massimo…

In casa Red Bull Racing, abbiamo invece nel tempo constatato come si sia prima creata una tensione tra Mark Webber e Sebastian Vettel in pista (GP di Turchia) e poi si sia sviluppata una tensione tra lo stesso Webber e… la proprietà, più ancora che la squadra. Con le sue dichiarazioni, il suo fare non del tutto limpido di Silverstone, il suo modo di evidenziare certi fatti e non altri, si direbbe quasi che Webber cercasse (volutamente oppure no?) di far nascere tensioni tra la Red Bull Racing e la Red Bull (ed il suo esperto di F1, Helmut Marko) che accusa velatamente di voler favorire il tedesco Vettel. Non è la prima volta che Webber esce allo scoperto in questa direzione… Un anno fa, di questi tempi, lo stesso Webber stupì la platea con una frase tutt’altro che irrilevante, dichiarando : “Kimi Raikkonen è proprio il pilota perfetto per la Red Bull”. Attenzione, non disse Red Bull Racing, ma proprio Red Bull. Diverse settimane dopo, venne annunciata la separazione tra la Ferrari ed il finlandese che sarebbe andato a pilotare nei rally per la Citroën… Red Bull.  Un matrimonio in cui molti avevano visto l’intenzione dell’azienda di Mateschitz di portare, poi, Kimi alla RBR proprio al posto di Webber. Cosa non accaduta e Christian Horner ha anche smentito che ci siano mai stato rapporti diretti tra Raikkonen e la Red Bull Racing, ma di sicuro ce ne sono tra Raikkonen e la Red Bull!

Un pilota che cerca volutamente -o semplicemente quasi ci riesce siappur, forse, involontariamente- di seminare zizzania tra lo sponsor proprietario della squadra e la squadra… anche questa è una novità assoluta.

In casa Ferrari, invece si sta verificando qualcosa di molto più semplice, con un rapporto non idilliaco tra due piloti che già non si amavano alla follia prima d’esser compagni di squadra e che hanno cominciato la stagione con qualche screzio in pista. Una volta è stato il sorpasso garibaldino di Alonso ai danni di Massa all’ingresso della corsia box in Cina, un’altra le ruotate tra i due al primo giro in Gran Bretagna, oppure il modo tenace con cui Massa resistette ad Alonso, in rimonta, in Australia… Il tutto suggellato dalla famosa vicenda degli ordini di squadra di Hockenheim, che avrebbe potuto essere gestita e ‘coperta’ in modo meno plateale (e quindi meno costoso e rischioso per la Ferrari) ma che a mio avviso Massa ha fatto di tutto per render pubblica. Felipe ha rispettato da buon professionista il fatto di dover cedere posizione, ma ha fatto in modo che a nessuno sfuggisse la cosa. In questo caso si tratta di pura rivalità per la supremazia in squadra tra due piloti, il due volte campione del mondo che non dubita di meritare, a prescindere, un certo statuto, ed il ‘vecchio’ della squadra, che vorrebbe veder riconosciuti certi diritti per anzianità e servizi resi. Il tutto complicato dalla voglia della scuderia di salvare capra e cavoli…

Ô tempora, ô mores!

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Informazioni su Paolo Bombara

Il mio primo GP? Nel 1982. Negli ultimi 19 anni, ho assistito ad oltre 350 GP come inviato speciale per diverse testate. Una vita in F1 !
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