Ecco perché Jenson Button vincerà il mondiale

Jenson Button sambra, magari, un po' defilato oggi. Ma vincerà lui! - Fotografia Mirco LAZZARI

Appena 6 punti in più di Fernando Alonso, ben quattordici in meno rispetto al capoclassifica mondiale, Mark Webber… le situazione di Jenson Button non è proprio rosea; ma come per tutti e cinque i contendenti per la corona iridata vale chiarissimo il discorso di base. Webber è al comando con 161 punti, mentre da qui alla fine del mondiale ne restano da assegnare ancora 175, solo questa considerazione rende del tutto secondarie le considerazioni su vantaggi e ritardi in fatto di punteggio. Tutto è, più che mai, ancora possibile.

Chiuso quest’argomento, in chiave futura, possiamo invece notare come, in chiave passata, se oggi il ritardo del Campione del mondo in carica è così –relativamente- ampio, molto ha inciso una sola gara ed un clamoroso errore che di certo non si può imputare al pilota. Mi riferisco ovviamente al GP di Monaco ed alla clamorosa svista di un meccanico della McLaren che quel giorno dimenticò un copri radiatore in una pancia della Mp4/25 mandando arrosto il V8 Mercedes. Sarebbero, altrimenti, stati con ogni probabilità punti pesanti in più da aggiungere al bottino mondiale di Jenson, che -detto per inciso- magari non riesce a tener testa a quella “scheggia” di Lewis Hamilton in fatto di velocità massima, ma che da parte sua non lascia mai giù nulla e sa cogliere ogni palla interessante al balzo. Proprio questa sua peculiarità potrà, a mio avviso, giocare un ruolo determinante nell’ultima fase di Campionato e soprattutto nelle prossime gare. Perché in un mondiale così incerto, dove in cinque si stanno spartendo tutti i punti che contano, l’opportunismo potrà essere la chiave vincente. Button ha dimostrato più volte nel corso della carriera di saper cogliere l’attimo con assoluta precisione. Lo ha confermato anche quest’anno, in modo magistrale a Melbourne, dove esaltando la sua sempre intelligente visione di gara ha saputo costruirsi da solo (ok… con l’aiuto del suo ingegnere di pista) una vittoria cui non sembrava a priori predestinato. A Shanghai ha, poi, vinto alla Prost, uno che ci ha messo tanto a conquistare il primo titolo, ma che detto per inciso ha chiuso a quota quattro! Da quel secondo successo colto in Cina, Jenson è rimasto a secco in fatto di vittorie, ma è salito altre tre volte sul podio, due volte secondo (consecutivamente in Turchia e Canada) e poi terzo alla gara successiva, a Valencia.

A Silverstone ha mancato d’un soffio, chiudendo quarto, ma proprio quella gara è stata un esempio della sua determinazione, perché ha rimediato in gara ad una pessima prestazione in qualifica conquistando punti preziosi nella pista di casa dove, però non ha mai particolarmente brillato. L’ottavo posto in Ungheria è stato, con quello della Malesia il peggior piazzamento, escludendo il ritiro di Monaco. In assoluto il suo tabellino di marcia è molto interessante e promettente ed anche se nelle ultime gare la McLaren ha dato segni di stanchezza, resta che quando si va su piste molto veloci l’F-duct perfettamente calibrato della Mp4/25 rischia d’essere una carta vincente. Le prossime due gare si prospettano, quindi, in chiave positiva per la McLaren, Monza ancor più che Spa, anche se per passare a fondo il Radillon confidando nel funzionamento dello stacco-attacco del sistema F-duct bisognerà veramente aver fiducia in esso e se i piloti della McLaren non avranno di certo dubbi, altri forse potranno porsene…

Potrebbe non essere un vantaggio da poco ed in ogni caso non lo sarà andar, eventualmente, forte nella gara belga ed italiana.

Se prima dei GP di Germania ed Ungheria avevo detto che sarebbero stati decisivi per la Ferrari e la stagione di Alonso, ora sostengo che le prossime due gare saranno determinanti per l’andamento del mondiale. In casa Red Bull Racing ed in casa McLaren in modo particolare, perché se la Ferrari ha già da tempo scelto su chi puntare tutte le carte (Alonso) le altre due compagini hanno per ora ambedue lasciato i loro piloti liberi di scannarsi in pista. Non potrà chiaramente durare in eterno e la fine della stagione europea coinciderà probabilmente col momento per tirare certe somme e prendere una decisione per il finale di stagione. L’importante per i diretti interessati sarà, quindi, quello di conquistare più punti possibili, commettendo meno errori. Bisognerà esser molto concreti ed in questo, ripeto, Button è maestro. Se saprà arrivare all’inizio della seconda campagna asiatica (Singapore, Giappone e Corea del Sud) in posizione di vantaggio in seno alla McLaren il mondiale sarà suo. E se la McLaren insistesse a non decidere (film già visto)? Beh, sotto pressione Hamilton ha già dimostrato di saper sbagliare, mentre Button soffre una condizione soltanto: quando la macchina non va!

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Informazioni su Paolo Bombara

Il mio primo GP? Nel 1982. Negli ultimi 19 anni, ho assistito ad oltre 350 GP come inviato speciale per diverse testate. Una vita in F1 !
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