Lewis Hamilton si confessa

Ecco un altro freschissimo filmato McLaren. Un’intervista con Lewis Hamilton. Due capitoli sono affrontati in questa prima parte, viene infatti chiesto al pilota inglese di descrivere il proprio stile di guida e poi anche se mai abbia sperimentato al volante quello che Ayrton Senna definiva “essere altrove”.

Alla prima domanda, il campione del mondo 2008 risponde spiegando come di base ritenga il suo stile abbastanza aggressivo, ma che nella buona sostanza non esiste un solo, unico, stile di guida, proprio ad un pilota, ma che in realtà è frutto di un insieme di fattori ed anche di esperienze. Immaginiamo tutti infatti che lo stile del pilota sia costantemente influenzato dalla macchina che guida, dal suo comportamento, dalle sue regolazioni, ma anche dalla pista dove si corre e dal tipo di curva che si affronta. E’ importante in questo caso saper sfruttare anche i tanti dati a disposizione ed imparare da essi sapendo osservare anche cosa fanno gli altri a cominciare dal proprio compagno di squadra. Come spiega Hamilton, s’impara sempre da tutto, anno dopo anno “…perché si guidano macchine sempre diverse ed a macchine diverse corrispondono diverse tecniche di guida, diversi approcci ed anche modi differenti di affrontare certe situazioni ad esempio certe curve. Tu vai fortissimo in una curva ma magari un altro pilota riesce a percorrerne un’altra meglio di te. Bisogna allora capire bene come fa e sforzarsi di adattare questo suo metodo e, poi, sfruttare quanto imparato su ogni altro circuito in situazioni o curve simili. Quest’anno, col mio nuovo compagno di squadra, continuo ad imparare, ed anche lui impara da me”.

Alla seconda domanda, Hamilton risponde con una smorfia di piacere e di schiva timidezza, perché per lui l’argomento Ayrton Senna è chiaramente sempre un po’ “sacro” e non vuol mai rischiare di dar l’impressione di ‘profanarlo’. Il concetto di “essere altrove” espresso a suo tempo dall’asso brasiliano cercando di descrivere alcune sue qualifiche, rappresenta uno stato di quasi estasi che viene raggiunta dal pilota in rari momenti, quando ha l’impressione di dominare talmente la situazione che è come se non fosse più esattamente lui dentro quell’abitacolo. “Mi è successo un paio di volte a dire il vero”, dichiara Lewis. “E’ qualcosa che è molto difficile da spiegare. Per un istante ti senti altrove. E’ un po’ come se tu fossi al di sopra della macchina e ti stessi guardando pilotare. Ti sembra di non esserci veramente, hai l’impressione di flottare nell’aria. E’ un insieme di cose, la tua eccitazione, il tuo piacere, il tuo entusiasmo, la macchina che va perfettamente… nella tua mente ti senti benissimo, hai tutto sotto controllo, tutto è perfettamente bilanciato e ti consente di spingere più in là i limiti”. L’estasi di guida, appunto.

Vi invito sinceramente a guardare ed ascoltare l’intervista per intero qui di seguito.

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Informazioni su Paolo Bombara

Il mio primo GP? Nel 1982. Negli ultimi 19 anni, ho assistito ad oltre 350 GP come inviato speciale per diverse testate. Una vita in F1 !
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