Si ricomincia: gentlemen start your engines

Si riprende in Belgio. Vinca il migliore! - Fotografia RVPress

La sentite quest’aria frizzantina? Normale, le ferie sono finite, l’estate volge al capolino (beh, d’accordo: non proprio dappertutto…) ed il mondiale di F1 si appresta a riprendere. Anzi, nei fatti è già ripreso visto che l’attività batte nuovamente a tempo pieno in tutte le squadre. E’ un’attività che riprende coi suoi strascichi polemici per gli uni, vedi screzi e frecciatine tra la Ferrari ed il suo ex-Niki Lauda, in attesa del giudizio FIA sugli ordini di squadra di Hockenheim, o persino legali per altri, com’è il caso tra Force India ed Aerolab…

Il tutto ricomincerà, sul campo, sulle Ardenne belghe e da quelle parti l’aria frizzantina non è una metafora, ma è ben reale e garantita. Se non ci credete provate a mischiarvi con gli altri “eroi” di Spa-Francorchamps, cioé con quei tifosi che pur di essere sul posto di mille battaglie, per assistere ad una delle gare più appassionanti dell’anno, non esitano ad accamparsi tra gli alberi della foresta circostante e dormire all’addiaccio (mi verrebbe da dire all’agghiaccio!) in un clima talmente umido che al mattino i funghi li possono probabilmente raccogliere direttamente sui loro sacchi a pelo.

Leggo spesso su un’autorevole rivista di settore, in una rubrica amarcord solita dar voce a campioni del passato, quanto un tempo le corse fossero più belle, più combattute, più tutto. Secondo me non è assolutamente vero, ma è piuttosto il frutto della fantasia galoppante che tende a ridipingere di rosa i ricordi sbiaditi dal tempo. Un po’ come quando anni fa si sentiva qualche nostalgico d’altro genere dichiarare tronfio: “Quando c’era Lui, caro lei… allora sì che… “. Sì, cosa?

Talvolta del resto questi ricordi, che si sono diffusi come una moda in varia stampa internazionale, sono affidati all’abile penna romanzesca di giornalisti che si affidano esclusivamente a ricordi televisivi (o letterari) non avendo mai seguito i Gran Premi dal vero, come si diceva una volta (appunto). Ed in tal caso, la fantasia può a maggior ragione farla da padrona. La storia della F1 non è un fumetto di supereroi, ma il resonto di gesta vere ed anche di corse talvolta meno appassionanti di quanto si vorrebbe far credere a posteriori.

Inutile sperare che Mark Webber arrivi nel paddock di un GP in sella ad un prode destriero e, smontato da cavallo, entri con aria truce nel motorhome dei cowboys di Maranello, e parafrasando Tex Willer ordini l’immancabile “bistecca alta due dita ed una montagna di patate fritte!”, finendo con lo scazzottarsi con Fernando Alonso per poi sfidare la banda McLaren composta da Jenson Button e Lewis Hamilton. Non accadrà. E non è mai accaduto. La realtà è molto più banale, se vogliamo, ma egualmente accattivante oggi quanto ieri. E solo cambiata nei suoi modi e ritmi, come sono cambiati i tempi in cui si vive. Un pochino più asettica, molto più professionale, probabilmente più competitiva nella sua globalità. Oggi, c’è meno spazio per gli Zunino od i Rebaque di turno.

Personalmente, ho cominciato a frequentare assiduamente e professionalmente (come inviato di Grand Prix International) gli autodromi di F1 nel 1982, e la prima gara seguita da bordo pista come semplice appassionato risale a sette anni prima. Ebbene, ho tanto amato la F1 di quegli anni, ma quante gare di una noia immensa mi sono anche rimaste in mente. Quanti GP in cui magari il terzo classificato finiva ad un giro di distacco… Quante corse senza sorpassi e senza suspense alcuna, salvo quella di sapere se le gomme di Tizio, il cambio di Caio, od il motore di Sempronio avrebbero retto fino in fondo…

E che non mi si venga a dire che il rischio maggiore che correvano, senza dubbio, i piloti d’allora migliorava lo spettacolo o la qualità dello sport.

Sarebbe come dire che i Carabinieri che esercitavano il loro mestiere ai tempi delle Brigate Rosse erano più utili al cittadino ed all’ordine pubblico di quelli odierni, solo perché rischiavano di farsi ammazzare ad ogni angolo di strada. Una stronz… bella e buona.

Ritengo, piuttosto, che le ultime due stagioni di GP abbiano finora offerto una qualità di spettacolo e d’incertezza decisamente superiore alla norma e che, negli anni settanta od ottanta, non si era probabilmente mai vista con tanta assiduità. Se allora, come qualcuno farà notare, il nome del vincitore era spesso imprevedibile e cambiava con regolarità di gara in gara, il tutto dipendeva più che altro da due fattori: 1) il maggiore equilibrio tecnico, almeno tra tante squadre di ‘assemblatori’ dotate tutte dello stesso motore Cosworth DFV. Un equilibrio creato anche da minori squilibri economici. 2) Dall’affidabilità molto più precaria delle vetture, che influiva molto più direttamente sul risultato finale.

Se l’ostile boscaglia di Spa-Francorchamps continua a riempirsi di tifosi disposti a rischiare probabili reumatismi per riempirsi i polmoni di frizzante aria da corsa, una ragione ci sarà bene, no?

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Informazioni su Paolo Bombara

Il mio primo GP? Nel 1982. Negli ultimi 19 anni, ho assistito ad oltre 350 GP come inviato speciale per diverse testate. Una vita in F1 !
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2 risposte a Si ricomincia: gentlemen start your engines

  1. Luca ha detto:

    Spa è uno dei circuiti più belli in assoluto e teatro di grandi battaglie ma anche di grandi tragedie, compiute o sfiorate, vengono alla mente la tragica scomparsa della promessa Stefan Bellof e il dramma sfiorato da Stewart nel 1966, quando ebbe la fortuna di essere miracolato perchè allora fuoco voleva dire morte. Jackie nel disastroso impatto fu inzuppato di benzina da capo a piedi ma l’auto per miracolo non prese fuoco…e fu tirato fuori dall’abitacolo se non erro non dai marshalls ma dai contadini accorsi nelle vicinanze perchè erano lì per lavorare la terra…sempre che la memoria non mi tradisca ovviamente..le corse erano veramente una cosa diversa allora, da quel lato ovviamente meglio oggi! Un caro saluto

  2. robi ha detto:

    Sono d’accordo con te: le corse di un tempo non erano migliori di oggi. Quando ero bambino le Ferrari di Lauda e Regazzoni, poi le Williams-Honda, le Williams-Remault, le McLaren-Honda, poi il trio Benetton-Renault; insomma ci sono sempre state squadre superiori con piloti superiori che davano distacchi abissali. Quello che ci fa dire che era meglio allora sono i ricordi estemporanei: Senna a Montecarlo o nel diluvio mi pare ad Estoril con la Lotus, Villenueve con la 126 C2, Patrese con la Arrows marcata Ragno, Trulli con la Ligier; soprattutto ricordiamo bene il piacere e cancelliamo la noia. Tutto qua.

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