Brasile, F1 e pistole… Button sfugge ad un agguato

Mi verrebbe da dire… ancora una volta. L’ennesima. Praticamente un anno sì, un anno no, il GP del Brasile è fonte di qualche brutto spavento ‘parallelo’ per il micro-cosmo della F1. Per spavento parallelo intendo, avvenuto al di fuori dell’attività in pista, di per sé rischiosa e, quindi, soggetta a qualche picco d’adrenalina fuori misura di tanto in tanto.

Gli spaventi aggiuntivi made in Interlagos derivano in genere da attacchi a mano armata che qualche membro personale della F1 subisce in genere mentre si trova in automobile lungo il tragitto di collegamento tra albergo e circuito, o viceversa.

L’attacco a mano armata ad Interlagos fa, purtroppo, parte, ormai, della tradizione, così come incontri più o meno ravvicinati con serpenti durante il GP della Malesia, o gli incidenti stradali nei giorni del GP della Cina. Chi è per caso già stato nel traffico caotico, disordinato (e soprattutto privo di qualsiasi forma di rispetto ed anche controllo da parte di una polizia lassista, che sembra servire più che altro a confermare che ci si trova effettivamente nel paese più corrotto al mondo) di Shanghai e soprattutto dintorni, capirà…

Tornando al Brasile… questa volta, l’attacco a mano armata è destinato a far più notizia del solito, perché la vittima non è stato il solito oscuro meccanico od ingegnere (accadde alla Williams qualche anno fa) od addetto stampa della Toyota (fu il turno successivo) bensì ad un pilota, anzi al Campione del mondo in carica.

Ieri, mentre in Italia era ormai notte fonda, è stata infatti attaccata da banditi a mano armata la vettura che trasportava dal circuito all’albergo, sito nella zona di Morumbi, Jenson Button, suo padre John, nonché il fisioterapista, Mike Collier, ed il manager, Richard Goddard, del pilota.

Tanto spavento probabilmente, ma niente di più perché, forte delle passate esperienze, la McLaren aveva già previsto un sistema di protezione rinforzata almeno per i suoi piloti, con macchina blindata ed autisti polziotti, esperti della zona e delle tecniche di… sopravvivenza in simili casi.

Non appena gli assalitori si sono parati davanti, spianando le armi, il poliziotto alla guida ha pigiato sul gas e s’è destreggiato al volante liberandosi dalla morsa del traffico forzando il passaggio e riportando al salvo in albergo gli occupanti. Immediatamente è scattato l’allarme e le autorità brasiliane hanno deciso di rinforzare i sistemi di protezione per Button, Hamilton ed il personale di punta della McLaren in occasione dei trasferimenti nell’odierna giornata di gara.

Ma prima o poi, tanto, capiterà di nuovo a qualcun altro.

E’ un fatto di cultura e di realtà locali. Bisogna anche sapere che il circuito d’Interlagos sorge in una periferia di San Paolo ed è circondato, come capita in ogni periferia di quella megalopoli, da bidonville dove risiedono popolazioni disagiate ma che sono anche e notoriamente spesso ricettacolo di malavitosi. Le due cose vanno inevitabilmente di pari passo e potrebbe essere spunto di lunghe disquisizioni sulle realtà territoriali e sugli estremi contrasti sociali presenti in certi paesi, ed in Brasile quantomai evidenti, alla luce del sole. Attraversare certi quartieri è di per sé pericoloso, la F! poi si porta l’etichetta di mondo dorato e dal soldo abbondante, ecco perchè c’è una particolare ‘attenzione’ a certe vetture che escono dal circuito e devono immettersi, volenti o nolenti, nel traffico cittadino. Ecco perché, ad esempio, Ayrton Senna si recava quotidinamente in circuito in elicottero.

Ma la realtà a San Paolo, città che per mille altri versi adoro, è fatta anche di una certa violenza quotidiana, che va oltre la F1 ed il suo circuito. Pochi anni fa, all’indomani del GP, mi accadde personalmente di udire gli spari di un conflitto a fuoco avvenuto davanti alla porta d’ingresso dell’albergo dove risidevo, così come numerosi altri giornalisti e fotografi del Circus. Due ladruncoli improvvisati erano stati abbattutti dalle forze di polizia. Ho ancora negli occhi le immagini viste dalla finestra del primo piano, dove mi trovavo, a pochi metri dalla scena dello scontro. Quel giorno ho capito definitivamente che in Brasile, con certi argomenti, non si scherza…

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Informazioni su Paolo Bombara

Il mio primo GP? Nel 1982. Negli ultimi 19 anni, ho assistito ad oltre 350 GP come inviato speciale per diverse testate. Una vita in F1 !
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