Una ‘strana’ preghiera a Franz Tost : ad Abu Dhabi, tieni i tuoi puledri a freno!

Ad Abu Dhabi, come spiego nel precedente post, la Red Bull Racing sarà probabilmente costretta a conquistare un’altra doppietta, ma questa volta a ruoli invertiti tra Webber e Vettel, per poter vincere il titolo mondiale piloti. Un più che ipotizzabile terzo posto di Fernando Alonso e della Ferrari forzerebbe infatti matematicamente la mano alla squadra di Milton Keynes, costringendola a prender tale decisione.

A meno che non spunti dal gruppo degli altri, soprattutto McLaren, un qualche ‘alleato’ a sorpresa in grado di contrastare Alonso e la Ferrari ed inserirsi nella lotta riducendo il potenziale di punti del ferrarista. Vedremo. Sarà ad ogni modo appassionante.

Detto ciò, spero solo che la festa non sia rovinata e che tutto si svolga in modo limpido e senza polemiche ed in particolare che nel parco concorrenti tutti facciano estrema attenzione a non creare intralcio od alterare le sorti del mondiale.

Oggi, ad esempio, ci sono stati un paio di contatti tra la Toro Rosso di Buemi e la Ferrari di Massa. Nulla da eccepire, ma apriti cielo semmai qualcosa d’altro dovesse verificarsi tra sette giorni! Proprio perché conosco la sportività a prova di bomba della scuderia di Faenza e dei suoi piloti, mi auguro che nessun contatto del genere si verifichi accidentalmente ad Abu Dhabi coinvolgendo Alonso, perché allora (per via della proprietà in comune tra la STR e la RBR) ne scaturirebbero inevitabilmente polemiche ed illazioni a non finire che questo bellissimo mondiale non merita. E che non meriterebbe neppure la Red Bull che ha ampiamente dimostrato che certe strategie non fanno proprio parte del suo modo d’essere e d’impostare le competizioni sportive.

Charlie Whiting lo ricorderà a tutti prima della gara, ma invito anche Franz Tost a fare, una tantum, un briefing speciale ai suoi piloti, per calmare la loro encomiabile irruenza semmai, ad Abu Dhabi, negli specchietti od al loro fianco, dovessero… veder rosso.

E che vinca il migliore…

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Ad Alonso potrebbe bastare giocar di sponda…

La Red Bull mette le ali… la sua squadra non può, quindi, tarparle ai suoi piloti. Questa è stata, finora, la politica adottata da Christian Horner nella gestione del mondiale e degli ordini d’arrivo tra Vettel e Webber. Così è stato anche oggi in Brasile, ma questa politica potrebbe non esser più rispettata e rispettabile tra una settimana, ad Abu Dhabi.

A dirlo non sono io, è la matematica. Perché scegliendo di lasciar vincere, oggi, Vettel, la Red Bull si è incasinata la vita da sola, visto che, com’era sostanzialmente prevedibile, in risposta alla loro doppietta è arrivato il terzo posto della macchina più competitiva dopo la RB6, ovvero la F10 di casa Ferrari, colto col pilota ormai di punta di Maranello : Fernando Alonso.

Risultato sul fronte punteggio : Alonso è sempre al comando a quota 246 punti, con Webber secondo a quota 238 e Vettel terzo a quota 231.

Visto che non c’è motivo di pensare che le realtà tecniche in campo possano esser stravolte tra pochi giorni nella fresca sera araba… le strategie di casa Red Bull rischiano d’esser dettate proprio da Fernando Alonso, anche nel caso che la RB6 dovesse nuovamente dominare la scena. Perché se si dovesse profilare un’altra doppietta RBR, con un Alonso in terza posizione… lo spagnolo s’installerebbe a quota 261 punti nel mondiale, risultando comunque vada fuori portata per Vettel, che anche vincendo ad Abu Dhabi non può ormai andar oltre quota 256 punti. Per battere un Alonso terzo, la Red Bull Racing può contare solo su un’eventuale vittoria di Mark Webber, che andrebbe così a quota 263, mentre un secondo posto porterebbe anche l’australiano a quota 256. Già nel 2007, la McLaren riuscì a consegnare il titolo iridato all’allora ferrarista Kimi Raikkonen, che vinse a quota 110 punti per una sola lunghezza davanti ai due piloti della McLaren (allora Hamilton ed Alonso) che chiusero la stagione pari merito (109 punti) e parimenti beffati.

Escludendo che Christian Horner voglia ripetere tale exploit e conquistare una nuova doppietta ma trovarsi con Webber e Vettel appaiati a quota 256 punti, intenti a guardare Alonso a quota 261, la scelta è presto fatta : bisognerà, nel caso, puntare su Webber e sacrificare comunque Vettel. Valeva allora la pena di rischiare oggi? Non credo, anche perché, oltre al rischio che la competizione interna degeneri, soprattutto nelle prime fasi di gara, la Red Bull Racing si è posta nella terrificante condizione di aver assolutamente bisogno di Vettel e di una doppietta per spalleggiare la caccia al titolo di Webber, visto che i 18 punti di un eventuale secondo posto consentirebbero oramai ad Alonso di issarsi a quota 264 punti ed essere comunque irraggiungibile dai piloti della RBR. Se questo non è un mezzo ‘suicidio’…

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La Red Bull ha vinto o ha quasi perso?

Attività fervente al box della Red Bull Racing, ma anche una gestione sportiva tanto equa quanto rischiosa...

Campioni del mondo! Alla Red Bull Racing hanno (quasi) tutte le buone ragioni per festeggiare alla grande questa sera . con l’ennesima doppietta conquistata dai suoi piloti, l’ancor giovane squadra di Milton Keynes ha conquistato con una gara d’anticipo il suo primo titolo mondiale Costruttori. Per riuscirci doveva fare 16 punti in più della McLaren e la missione è stata centrata con ampio vantaggio.

Un successo che Frank Williams definirebbe ‘quello che conta di più’, perché ad esso sono legati i finanziamenti concessi alle squadra, è quindi già finito nel carniere della squadra capitanata da Christian Horner. Il quale s’è quindi tolto un grande patema d’animo . comunque vada, nessuno potrà accusarlo d’esser rimasto con un pugno di mosche in mano, anche se dovesse ora perdere la corona che invece gode di maggior popolarità nel pubblico : quella del titolo piloti. Herr Mateschitz non potrà fargli una ramanzina troppo esagerata, anche se la Red Bull Racing dovesse lasciarsi sfuggire il titolo più prestigioso nonostante la consapevolezza d’aver disposto, quest’anno, della miglior monoposto. E di gran lunga!

Vettel primo... ma terzo. Tra un settimana si saprà se alla RBR non hanno per caso (o per testardaggine) sbagliato approccio...

Ciò non toglie che la scelta di non imporre ordini di squadra neanche nella gara odierna, lasciando vincere Vettel davanti a Webber può sembrare a molti (me compreso) quanto mai azzardata, per non dire suicida o più semplicemente… inadeguata.

L’equità sportiva ed il pari trattamento dei due piloti è un gran bel principio, ed il suo rispetto ad oltranza fa onore alla scuderia di Milton Keynes. Finché non dovessero mai perdere il titolo a vantaggio di Alonso e della Ferrari (che ripeterebbe così il colpaccio già riuscito tre anni or sono con Raikkonen, allora ai danni della McLaren) perché in tal caso le darebbe senza indugi un’aria di “fesso del villaggio”.

A parte il fatto che restano a molti (me compreso) dubbi sul fatto che identica politica sarebbe stata applicata semmai in Corea il motore di Vettel non si fosse rotto nel finale ed il tedesco, vincendo la gara, si fosse portato in testa al mondiale, scavalcando il compagno di scuderia… Non so perché ma mi chiedo se in qualche modo non avrebbero, in tal caso, messo le briglie a Webber in virtù degli interessi supremi della scuderia.

Ad ogni modo, non imponendo oggi lo scambio di posizioni che a Maranello non avrebbero invece -giustamente- esitato a decretare, la Red Bull Racing si trova questa sera con Webber a quota 238 punti, distaccato di 8 lunghezze da Alonso e con Vettel a quota 231, distaccato quindi di 15 lunghezze. Allorquando,con un arrivo rovesciato tra i suoi due piloti, Webber sarebbe stasera staccato di un solo punto dal ferrarista mentre Vettel sarebbe a 22 lunghezze. In altri termini, nella seconda ipotesi, la RBR si sarebbe data ben maggior opportunità di vincere il mondiale con Webber, mettendo però Vettel praticamente con le spalle al muro con un deficit di punti quasi incolmabile. Scegliendo di non scegliere… la Red Bull Racing ha invece lasciato ad entrambi una possibilità di farcela, ma con difficoltà superiori ed anche maggiori possibilità che la loro rivalità si trasformi, ad Abu Dhabi, in un clamoroso autogol. Perché se anche la RB6 sarà di nuovo dominante come lo è stata oggi, od anche dodici mesi fa sulla pista araba, il rischio che tra i due compagni di squadra non ci si risparmi manovre azzardate pur di spuntarla diventa improvvisamente molto alto e lo spettro di quanto accaduto nello scorso GP di Turchia comincerà, da stasera, a ronzare nelle menti di Christian Horner ed Adrian Newey.

 

 

 

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Brasile, F1 e pistole… Button sfugge ad un agguato

Mi verrebbe da dire… ancora una volta. L’ennesima. Praticamente un anno sì, un anno no, il GP del Brasile è fonte di qualche brutto spavento ‘parallelo’ per il micro-cosmo della F1. Per spavento parallelo intendo, avvenuto al di fuori dell’attività in pista, di per sé rischiosa e, quindi, soggetta a qualche picco d’adrenalina fuori misura di tanto in tanto.

Gli spaventi aggiuntivi made in Interlagos derivano in genere da attacchi a mano armata che qualche membro personale della F1 subisce in genere mentre si trova in automobile lungo il tragitto di collegamento tra albergo e circuito, o viceversa.

L’attacco a mano armata ad Interlagos fa, purtroppo, parte, ormai, della tradizione, così come incontri più o meno ravvicinati con serpenti durante il GP della Malesia, o gli incidenti stradali nei giorni del GP della Cina. Chi è per caso già stato nel traffico caotico, disordinato (e soprattutto privo di qualsiasi forma di rispetto ed anche controllo da parte di una polizia lassista, che sembra servire più che altro a confermare che ci si trova effettivamente nel paese più corrotto al mondo) di Shanghai e soprattutto dintorni, capirà…

Tornando al Brasile… questa volta, l’attacco a mano armata è destinato a far più notizia del solito, perché la vittima non è stato il solito oscuro meccanico od ingegnere (accadde alla Williams qualche anno fa) od addetto stampa della Toyota (fu il turno successivo) bensì ad un pilota, anzi al Campione del mondo in carica.

Ieri, mentre in Italia era ormai notte fonda, è stata infatti attaccata da banditi a mano armata la vettura che trasportava dal circuito all’albergo, sito nella zona di Morumbi, Jenson Button, suo padre John, nonché il fisioterapista, Mike Collier, ed il manager, Richard Goddard, del pilota.

Tanto spavento probabilmente, ma niente di più perché, forte delle passate esperienze, la McLaren aveva già previsto un sistema di protezione rinforzata almeno per i suoi piloti, con macchina blindata ed autisti polziotti, esperti della zona e delle tecniche di… sopravvivenza in simili casi.

Non appena gli assalitori si sono parati davanti, spianando le armi, il poliziotto alla guida ha pigiato sul gas e s’è destreggiato al volante liberandosi dalla morsa del traffico forzando il passaggio e riportando al salvo in albergo gli occupanti. Immediatamente è scattato l’allarme e le autorità brasiliane hanno deciso di rinforzare i sistemi di protezione per Button, Hamilton ed il personale di punta della McLaren in occasione dei trasferimenti nell’odierna giornata di gara.

Ma prima o poi, tanto, capiterà di nuovo a qualcun altro.

E’ un fatto di cultura e di realtà locali. Bisogna anche sapere che il circuito d’Interlagos sorge in una periferia di San Paolo ed è circondato, come capita in ogni periferia di quella megalopoli, da bidonville dove risiedono popolazioni disagiate ma che sono anche e notoriamente spesso ricettacolo di malavitosi. Le due cose vanno inevitabilmente di pari passo e potrebbe essere spunto di lunghe disquisizioni sulle realtà territoriali e sugli estremi contrasti sociali presenti in certi paesi, ed in Brasile quantomai evidenti, alla luce del sole. Attraversare certi quartieri è di per sé pericoloso, la F! poi si porta l’etichetta di mondo dorato e dal soldo abbondante, ecco perchè c’è una particolare ‘attenzione’ a certe vetture che escono dal circuito e devono immettersi, volenti o nolenti, nel traffico cittadino. Ecco perché, ad esempio, Ayrton Senna si recava quotidinamente in circuito in elicottero.

Ma la realtà a San Paolo, città che per mille altri versi adoro, è fatta anche di una certa violenza quotidiana, che va oltre la F1 ed il suo circuito. Pochi anni fa, all’indomani del GP, mi accadde personalmente di udire gli spari di un conflitto a fuoco avvenuto davanti alla porta d’ingresso dell’albergo dove risidevo, così come numerosi altri giornalisti e fotografi del Circus. Due ladruncoli improvvisati erano stati abbattutti dalle forze di polizia. Ho ancora negli occhi le immagini viste dalla finestra del primo piano, dove mi trovavo, a pochi metri dalla scena dello scontro. Quel giorno ho capito definitivamente che in Brasile, con certi argomenti, non si scherza…

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Bianchi scalza Petrov?

Con le ultime notizie dal fronte Lotus cars e Renault, che stanno per annunciare la loro fusione e la nascita della nuova compagine Lotus-Renault… potrebbe spuntare un posto in F1 anche per un pilota del programma giovani piloti della Ferrari. mi riferisco a Jules Bianchi, pilota gestito managerialmente ed anche sportivamente, fino ad oggi, da Nicolas Todt, che potrebbe fare il grande salto in F1 l’anno venturo proprio al fianco di Robert Kubica, scalzando forse il russo Vitaly Petrov. Quest’ultimo difficilmente resterebbe a piedi : la Williams è pronta ad accoglierlo a braccia aperte, purché i suoi sponsor siano all’altezza della situazione. Del resto la Williams sta per ingaggiare Pastor Maldonado, anch’egli gestito managerialmente da Nicolas Todt. Accidenti quanti intrecci…

Non è che Felipe Massa… nel 2012? Ma questo è (forse) troppo in là.

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Lotus – Renault, l’accordo è già quasi fatto

E’ ormai questione di giorni, forse di ore… l’accordo tra Lotus cars e Renault F1 è in dirittura d’arrivo. Non è più una voce del paddock, bensì una certezza : si farà e sarà un accordo a 360°, cioé a ben più ampio respiro che la sola squadra di F1.

Alla base di tutto, c’è la decisione della Proton, casa madre malese cui appartiene la Lotus cars di entrare in F1 e lo farà proprio attraverso il suo marchio sportivo. Ma l’accordo nasce e si sviluppa anche attraverso un altro partenariato che prevede che la Proton utilizzerà per molti suoi modelli d’automobili motori ed organi meccanici di produzione… Renault.

Per quanto  concerne la F1, l’accordo è in fase di definizione finale, siamo anzi proprio agli ultimi dettagli legali e l’annuncio è imminente. La Lotus avrà il controllo di maggioranza rilevando forse tutte le quote (75%) attualmente detenute da Genii Capital. La Renault manterrà la sua presenza minoritaria e conserverà in parte il nome anche in quanto fornitrice dei motori.

Nell’accordo interverrà in qualche modo anche la Art GP di Nicolas Todt, che già ha un accordo con la Lotus cars per far correre sotto tale nome la squadra di GP2, ma che potrebbe con ogni probabilità estendere le proprie competenze anche alla F1.

Insomma è una vera e propria rivoluzione di palazzo che spiazza completamente la squadra di Tony Fernandes. A proposito ma perché la Lotus cars, invece di lanciarsi in una controversia “Lotus contro Lotus” non ha semplicemente acquistato la squadra di Norfolk? A quanto pare, per questioni di opportunità, ma anche di carattere. Con Tony Fernandes c’è, tutto sommato, un certo feeling, ma alla Lotus Cars proprio non digeriscono il dt Mike Gascoyne ed hanno escluso di collaborare.

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Ma quante Lotus-Renault ci saranno nel 2011?

L’accordo Lotus-Renault è appena stato ufficializzato per la prossima stagione e già si fa largo una ‘strana’ voce che farebbe intuire meglio del perché di tante schermaglie recenti tra la casa madre Lotus cars e la squadra (a capitale malese) di Tony Fernandes sulla proprietà del nome Lotus e del diritto di utilizzarlo in F1.

Già perchè fonti solitamente molto serie ed affidabili sostengono che la Lotus cars stia per accordarsi direttamente con la Renault e la Genii Capital (che possiedeil controllo della scuderia) per rilevare buona parte della squadra ufficiale Renault F1. Cosicché anche la squadra di Enstone correrebbe l’anno venturo sotto il nome di Lotus-Renault. ovvio, che in questo caso, non possa andare a genio l’idea di condividere la denominazione con quella di Fernandes.

Caos legale in vista…

…e  battaglia comunque persa per Fernandes se l’avvicinamento Lotus cars-Renault F1 dovesse confermarsi. Scommettiamo?

D’altra parte a lasciar intuire che qualcosa bolliva in pentola è stata la stessa Renault che, qualche giorno or sono, annunciando l’accordo con la squadra di Fernandes, si è premurata nel comunicato ufficiale di chiamarla “Malaysia”. Un caso? Probabilmente no.

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